Affitto a canone concordato: ne abbiamo parlato la scorsa settimana, quando abbiamo approfondito la possibilità di usufruire della cedolare secca al 10% per i proprietari di casa che, appunto, decidono di affittare utilizzando questo tipo di contratto. Vediamo allora in cosa consiste l’affitto a canone concordato e in quali situazioni vi si può ricorrere.

Affitto a canone concordato, le caratteristiche

L’affitto a canone concordato è regolato da contratti-tipo, redatti a seguito degli accordi presi localmente tra i Comuni e le principali associazioni di rappresentanza di proprietari di casa e inquilini; con questi accordi si stabiliscono i valori massimi e minimi entro i quali si dovrà collocare il canone di affitto,  che tengono conto di diversi fattori (posizione, caratteristiche dell’immobile, ecc). Il valore per metro quadro, con appunto gli importi massimi e minimi per ciascuna area, viene poi moltiplicato per la metratura dell’immobile:  si determina così il canone di affitto, che non sarà quindi  “libero” perché dovrà rispettare i parametri previsti.

Il canone calmierato è infatti il principale vantaggio per l’inquilino, perché è solitamente inferiore ai prezzi di mercato; l’inquilino potrà inoltre beneficiare di una  eventuale detrazione Irpef,  se il suo reddito è inferiore a determinati importi.

L’affitto a canone concordato presenta però vantaggi anche per il locatore:

  • se quest’ultimo opta per la tassazione ordinaria, potrà beneficiare di una riduzione del redditto imponibile derivante dalla locazione, su cui calcolare l’Irpef, pari in totale al 30%;
  • se invece opta per la cedolare secca, che sostituisce Irpef, relative addizionali, imposta di registro e di bollo, come abbiamo già visto potrà beneficiare dell’aliquota agevolata del 10% per il quadriennio 2014-2017.

L’affitto a canone concordato, però, può essere utilizzabile solo a determinate condizioni:

  • per case di proprietà di privati concesse in affitto a uso abitativo sempre a privati, anche transitorio, e anche a studenti universitari;
  • le abitazioni si devono trovare nelle aree dove è maggiormente necessario incentivare il mercato delle locazioni ad un prezzo calmierato, ovvero:
    • Comuni a carenze di disponibilità abitative: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e i Comuni confinanti;
    • Comuni ad alta densità abitativa, il cui elenco è contenuto nella delibera CIPE 87/2003.

Un altro elemento che caratterizza l’affitto a canone concordato è la durata, inferiore ai classici contratti 4 anni+4 anni. Le opzioni possibili sono infatti:

  •  di 3 anni, più eventualmente un rinnovo per altri 2, per l’uso abitativo “standard”;
  • da 1 a 18 mesi per i contratti transitori ordinari;
  • da 6 mesi a 3 anni per i contratti transitori per studenti universitari.

Se sei interessato ad affittare casa a Palermo, consulta l’accordo stipulato dal Comune: potrai trovare, tra le altre informazioni, i valori massimi e minimi fissati per le varie aree della città . E se volessi approfittare anche tu di questa opportunità di locazione? tra i servizi della nostra agenzia immobiliare trovi anche la redazione e la registrazione telematica dei contratti di locazione

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