La commissione Giustizia della Camera ha appena approvato la riforma del processo civile, adesso questo disegno di legge approderà in aula per il voto finale. All’interno di questa riforma vi sono importanti novità che riguardano le case pignorate.

Innanzitutto la riforma obbliga l’utilizzo della procedura telematica per la vendita dei beni immobiliari. Questo fa si che si aumenti la trasparenza ed il controllo nelle aste giudiziarie. Inoltre per la prima volta viene disposto un numero massimo per le procedure esecutive che non potranno essere più di quattro, se va deserto anche il quarto tentativo, il pignoramento si chiude e l’immobile torna al debitore.

Dopo i tre tentativi di aste senza che siano mai state formulate offerte, il giudice dispone la liberazione della casa ordinando al debitore di andare via dall’appartamento, evitando così che sia questo a scoraggiare i potenziali acquirenti, successivamente dispone un ultimo tentativo di vendita a prezzo libero. Quest’obbligo a liberare l’appartamento non varrà se l’immobile corrisponde con l’abitazione principale del debitore, in questo caso può continuare ad abitarlo durante la procedura esecutiva.

Il quarto tentativo d’asta senza prezzo base (c.d. prezzo libero) dovrebbe attirare eventuali offerenti e aumentare così le probabilità di vendita, con il rischio concreto però che l’immobile possa essere svenduto a prezzi irrisori; anche perché, il disegno di legge non prevede la possibilità per il giudice di sospendere la vendita qualora ritenga che l’offerta sia eccessivamente bassa, disponendo magari un’amministrazione giudiziaria dell’immobile interrompendo momentaneamente il procedimento. Questo fa si che il giudice possa trovarsi costretto ad aggiudicare beni del valore di diverse centinaia di migliaia di euro per cifre molto più basse, anche di fronte ad una singola offerta sproporzionata rispetto al valore dell’immobile.

La differenza con la legge precedente

Già nella precedente legge il legislatore aveva introdotto la possibilità per il giudice di chiudere l’esecuzione nel caso in cui non era più possibile conseguire un “ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori” (tenuto conto dei costi per continuare la procedura e delle probabilità di vendita del bene). Con questa nuova riforma del processo civile, la chiusura della procedura di pignoramento diventerebbe un obbligo per il giudice e non una facoltà com’era precedentemente.

Con questo nuovo testo non vengono poste altre condizioni per la chiusura anticipata se non il numero massimo di quattro aste, ignorando quindi il soddisfacimento dei creditori e dei debitori.

Beni immobili in comunione dei beni

L’immobile in comunione dei beni può essere espropriato ma al coniuge non debitore deve essere restituito la metà del controvalore del bene, al lordo delle spese di liquidazione.

Nella riforma si prevede inoltre che i mobili di uso quotidiano privi di apprezzabile valore di mercato diventino impignorabili (vecchio divano, scrivania di ragazzi che studiano, ecc. )

Conclusioni

Sicuramente questo è un ulteriore passo per snellire i processi della giustizia italiana che spesso sono troppo lenti, il mio augurio è che il legislatore modifichi quest’emendamento, che più che risolvere il problema delle vendite, sembra voler svuotare le aule giudiziarie a discapito sia del creditore, che non vede soddisfatto il credito, sia del debitore, che perde il bene senza liberarsi del debito.

Buon Vento
Alessandro

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