Se ne parla da diverso tempo e finalmente dal primo giugno entrerà in vigore. Si tratta della “Tassa Airbnb”, approvata dal ministro Padoan, con la quale sarà prevista una cedolare secca del 21% sugli affitti brevi incassati grazie ai popolari portali di locazione tra privati come Airbnb o Booking.

Airbnb affitti brevi - fonte: Blitz Quotidiano
Airbnb affitti brevi – fonte: Blitz Quotidiano

Nell’articolo 4 del nuovo Decreto Legge 50/2017 è stata introdotta la novità della cedolare secca per gli affitti brevi (cioè inferiori ad un mese), mettendo ordine a un caos normativo e fiscale che c’era su questa materia. Il fenomeno dei portali internet come Airbnb e Booking, è esploso nel 2008, quando molte famiglie hanno iniziato a proporre in affitto per brevi periodi alcune stanze del proprio appartamento o case vacanze. Questi tipi di siti consentono ai locatori di ricevere i pagamenti dei propri clienti tramite carta di credito e direttamente sul proprio conto corrente, trattenendo per sé una percentuale su ogni transazione come pagamento per i servizi offerti. Una formula che ha avuto molto successo e che si è enormemente diffusa a livello mondiale. Con la cedolare secca, però, le cose cambiano. Fino ad ora spettava al singolo affittuario segnalare i ricavi ottenuti attraverso la dichiarazione dei redditi Irpef. Adesso, però, saranno i soggetti che esercitano l’attività di intermediazione (i portali online o le agenzie immobiliari si intende) a trattenere la tassa e girare l’imposta al Fisco. Da ciò si deduce che l’affittuario dovrà togliere dal suo guadagno la commissione dei portali (che varia dal 16% al 20%) e il 21% per la cedolare secca. In tasca al proprietario arriverà, quindi, poco più del 60% del prezzo a notte, dal quale dovrà togliere le spese mensili dei servizi che offre giornalmente.

Chi sostiene la “Tassa Airbnb” afferma che finalmente si è giunti ad una vittoria contro chi affitta per brevi periodi in nero: la maggior parte delle volte, infatti, il denaro guadagnato tramite il servizio di portali online non veniva dichiarato, perché il Fisco italiano non è mai riuscito ad accertarne la provenienza. Al contrario della cedolare secca per l’affitto di appartamenti per lungo periodo (già presente da anni), i quali hanno l’obbligo di registrare il contratto di locazione, quelli che invece affittano stanze o case vacanze per pochi giorni non hanno mai avuto l’obbligo di registrare il contratto (essendo un affitto inferiore ai 30 giorni) e quindi non dichiaravano il giusto al Fisco. Secondo quanto afferma il nuovo Decreto Legge, a partire da giugno, tutti coloro che ometteranno di dichiarare o dichiarano in modo incompleto o sbagliato i dati relativi ai contratti di affitto breve, incorreranno in una sanzione amministrativa il cui importo va da euro 250 fino a euro 2.000.

Se stai pensando di affittare la tua casa vacanze a Palermo e provincia e vuoi maggiori informazioni per non incorrere in sanzioni, oppure pensi di trascorrere le vacanze estive nel capoluogo siciliano e cerchi la casa vacanze più adatta a te, contatta la nostra agenzia immobiliare CasaRapido.

Share Button