Nelle ultime settimane abbiamo approfondito opportunità di “vendite alternative” della propria casa: il prestito vitalizio ipotecario, che permette di ricevere un finanziamento a fronte di un’ipoteca sull’abitazione, e la nuda proprietà, che consente invece di vendere solo il diritto di proprietà della casa mantenendone l’usufrutto per tutta la vita. Ma a che soluzioni possono ricorrere, invece, persone che vogliono comprare casa ma sono spaventate dai costi che dovrebbero sostenere, e desiderano al contempo una vita sostenibile anche dal punto di vista sociale? Una possibilità potrebbe essere quella del cohousing, che sta prendendo piede anche in Italia.

Cohousing: cos’è e come funziona

La modalità del cohousing è nata nel nord Europa negli anni ’70 ed è stato poi adottata in vari Paesi, fino ad arrivare anche da noi. Come suggerisce la definizione stessa, quella del cohousing  è una forma di coabitazione, che unisce una dimensione privata ad una sociale: si tratta infatti di una comunità residenziale dove si condividono molti servizi, mantenendo comunque la propria abitazione privata. Ed è questa infatti la forza del cohousing: si uniscono le forze per avere più servizi di cui usufruire insieme, ma ciascuno mantiene la propria privacy.

Normalmente le comunità in cohousing sono formate da un massimo di 40 abitazioni, realizzate a seconda delle esigenze dei proprietari ( ovvero a seconda che si tratti di una coppia, di una famiglia numerosa, di un single ecc). Alle abitazioni si affiancheranno ampi spazi dedicati ai servizi comuni, decisi dai cohouser stessi: dallo spazio lavanderia, al micronido, all’area fitness, oppure spazi ricreativi, orti e altro ancora. Si tratta di servizi spesso troppo gravosi per il singolo, che la forza del gruppo rende realizzabili grazie alle forti economie di scala che è possibile raggiungere, senza contare che il costo delle abitazioni in cohousing è generalmente piuttosto convenienti in rapporto a tutte le strutture di cui è possibile beneficiare.

Affinchè la scelta di vivere in cohousing funzioni, però, quello economico non deve essere il solo motivo alla sua base. Il senso ultimo è infatti la condivisione e la reciproca solidarietà: con il cohousing si crea cioè una vera e propria rete sociale, che permette di poter contare sull’apporto dei propri vicini nella vita di tutti i giorni e nella gestione delle difficoltà. Quella del cohousing è, ad esempio, una modalità molto apprezzata dalle persone anziane che non possono contare sull’aiuto di una propria famiglia e che grazie al cohousing potranno avere un sostegno, soprattutto nel momento in cui dovessero faticare ad essere autosufficienti.

Il cohousing, inoltre, si fonda sui principi dello sviluppo sostenibile: la condivisione degli spazi e delle risorse, oltre a favorire relazioni sociali positive,  può consentire il risparmio energetico e ridurre l’impatto ambientale delle abitazioni grazie a una serie di soluzioni che facilitano e razionalizzano la vita in comune, come l’installazione di pannelli fotovoltaici o il car sharing.

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