La riforma del Catasto e’ ormai ai nastri di partenza: con l’approvazione del Decreto legislativo sulle commissioni censuarie, avvenuta il 10 novembre scorso, è stato posto infatti il primo tassello di una riforma attesa da decenni, che apporterà dei cambiamenti radicali alle modalità di determinazione del valore catastale degli immobili. Vediamo quali.

La riforma stabilisce anzitutto che il valore catastale degli immobili non sarà più calcolato in base al numero dei vani, ma sui metri quadrati. L’operazione, per sommi capi, prevederà per ogni tipologia di immobile la determinazione di un valore di mercato medio a cui saranno applicati dei coefficienti relativi a fattori come l’ubicazione, l’anno di costruzione, la destinazione d’uso. Il risultato finale sarà il valore unitario al metro quadrato, da moltiplicare per la superficie dell’immobile.

Con la riforma del Catasto assumono un ruolo centrale le Commissioni Censuarie, che avranno appunto il compito di rivedere gli estimi, cioè i parametri con cui si determina il valore catastale: 1 commissione centrale situata a Roma e 106 locali composte da rappresentanti dell’Agenzia delle Entrate, dei Comuni e di Ordini e Collegi professionali (architetti, geometri, ingegneri, periti).

L’operazione di revisione degli estimi porterà molto probabilmente a un aumento del valore degli immobili, che si stima potrà anche essere molto consistente: uno degli obiettivi della riforma del Catasto è infatti allineare il valore degli immobili a quello di mercato attuale. Si teme, però, che ciò potrà comportare a sua volta un aumento della tassazione sulla casa.

L’avvio della riforma del Catasto presuppone però un censimento preventivo di circa 62 milioni di immobili, che è stato deciso anche con l’intento di stanare i tanti proprietari di case sconosciuti al Fisco. Per questo, le preoccupazioni possono essere rimandate: si prevede che il censimento richiederà 3 o forse anche 5 anni di tempo.

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