Riforma del Catasto: nei mesi scorsi si era iniziato a parlare di una riforma attesa da anni, che avrebbe rivoluzionato il mondo del mattone. Al momento, però, è ferma: vediamo perchè

Riforma del Catasto: cosa prevede

Vediamo anzitutto le disposizioni principali di questa attesa riforma del Catasto, di cui ci eravamo già occupati qualche mese fa. Una delle novità principali è senza dubbio il sistema di classificazione: gli edifici non saranno più divisi in categorie e classi, ma in immobili ordinari e speciali (categorie O e S), che sostituiscono quindi le “care e vecchie” categorie A1, A2 ecc. Gli appartamenti dovrebbero rientrare tutti nella categoria ordinaria O/1.

Un’altra importante novità della riforma del Catasto è che il valore degli immobili sarà stabilito in base alla superficie, quindi i metri quadri, e non più in base ai vani; la funzione statistica che  determinerà le rendite e i valori patrimoniali dovrà inoltre tenere conto di dati come la posizione dell’abitazione, la presenza o meno di ascensore, il piano su cui è collocata e altri fattori che possano influire sul suo valore. L’Agenzia delle Entrate dovrà quindi provvedere a un riesame di tutto il patrimonio immobiliare italiano, e si  prevede ad ora che le nuove stime possano essere operative dal 2019.

Riforma del Catasto: a che punto siamo

La riforma del Catasto avrebbe dovuto essere discussa nel corso del Consiglio dei ministri dello scorso 23 giugno: era previsto infatti che fosse contenuta in uno dei decreti legislativi attuativi della delega fiscale.  Ma ciò non è accaduto: la riforma è stata infatti rinviata.

Questo a causa delle prime simulazioni rese note dall’Agenzia delle Entrate, secondo le quali con l’entrata in vigore della riforma  i valori delle rendite catastali sarebbe lievitati alle stelle; secondo i calcoli effettuati dalla Uil – servizio politiche territoriale sulla base dell’algoritmo elaborato dalle Entrate, questo incremento avrebbe riguardato soprattutto le case situate nei centri storici, facendo registrare un aumento di 6 volte, ad esempio, per una casa popolare in centro a Napoli. L’aumento dei valori apparirebbe, comunque, come piuttosto generalizzato, mettendo a rischio un punto fondamentale su cui si basa la riforma del Catasto ovvero l’invarianza di gettito derivante dalla tassazione sugli immobili: questo perché le rendite catastali sono il valore su cui si calcola la base imponibile per le tasse sul mattone.

E proprio per evitare di non riuscire a rispettare l’obiettivo dell’invarianza di gettito, il Governo ha deciso di rinviare la riforma del Catasto;  a quando ancora non è dato sapere, ma certamente bisognerà attendere la definizione della Local tax, ovvero un tributo unico sulla casa che dovrebbe comprendere Imu e Tasi.

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