Sharing economy: cosa cambierebbe per le case vacanze (Airbnb & co.)

E’ partito l’iter parlamentare di una proposta di legge che regolamenterebbe, anche per l’aspetto fiscale, tutte le attività legate alla c.d. sharing economy (l’economia condivisa).

La proposta, di cui la prima firmataria è l’ On. Veronica Tentori (PD), è la numero 3564, anche se molti l’hanno rinominata Sharing Economy Act, ed ha l’obiettivo di promuovere e disciplinare l’economia della condivisione derivante da queste piattaforme digitali dove un privato può condividere beni e servizi, ricavandone un guadagno. Questa proposta di legge diventa necessaria e improrogabile vista l’evoluzione che hanno avuto queste piattaforme e che spesso quest’ideale della condivisione si è trasformato in un vero e proprio business, a discapito dell’economia tradizionale.

A presentarla è stato il gruppo di parlamentari dell’ inter-gruppo innovazione (qui il testo completo), la proposta è adesso nella c.d. fase di consultazione pubblica online , dove, fino al 31 maggio, tutti i cittadini possono commentare e proporre modifiche (link consultazione pubblica). Chiunque abbia qualche consiglio da dare, lo faccia: quale occasione migliore per una “condivisione” pubblica di una legge.

A chi si rivolge la Sharing Economy Act

Secondo uno studio di Collaboriamo.org e dell’Università Cattolica le piattaforme digitali collaborative nel 2015 sono 186 (con un aumento del 34,7 % rispetto al 2014), e sono destinate ad aumentare. I principali settori interessati variano dal crowdfunding (69), ai trasporti (22), al turismo (17) e ad i servizi di scambio di beni di consumo(18). I principali siti in italia sono:

  • Airbnb (attività di affitto della propria abitazione di breve durata)
  • Gnammo (attività di ristorazione presso la propria abitazione)
  • Blablacar (condivisione della propria auto per i trasferimenti)

Non ho inserito Uber volutamente, perchè l’articolo 4 parla chiaro: non rientrano in questa tipologia i servizi per i quali il gestore stabilisce una tariffa fissa; inoltre la norma non tende a regolare le attività di ordine professionale (come appunto Uber) che sono soggette alle disposizioni di legge già previste per le categorie interessate, sia fiscalmente che per gli adempimenti necessari.

L’obiettivo della norma è chiaro: provare a regolare il mondo dell’economia della condivisione, che permette a tutti di diventare albergatore, autista o cuoco per un giorno, senza che questa diventi però una professione.

Aspetto fiscale

Ad oggi soltanto il 25% dei proprietari di case che usano airbnb paga regolarmente le tasse sui redditi percepiti attraverso l’utilizzo della piattaforma, una vera e propria concorrenza sleale nei confronti degli albergatori. Il Sharing Economy Act va a regolare quel vuoto normativo, anche dal punto di vista fiscale, che ha permesso agli utilizzatori di Airbnb di non pagare le tasse.

Secondo questa proposta di legge, i proprietari di casa che vogliono condividere la propria abitazione su queste piattaforme potranno usufruire di una tassazione agevolata al 10% fino ad un massimo di € 10,000 l’anno (proventi totali dai diversi siti), i redditi oltre questo tetto saranno considerati redditi veri e propri e quindi fiscalmente faranno cumulo con gli altri redditi personali e su di essi andranno pagate ulteriori tasse.

Una tassazione del 10% può sembrare bassa rispetto all’imposizione fiscale che subiscono gli albergatori, c’è da precisare però che i cittadini che condividono la propria abitazione non possono detrarre le spese, basti pensare all’allestimento o alle utenze, e quindi sotto quest’aspetto sono invece penalizzati rispetto agli operatori professionali.

La parte complicata sta nel fatto che le piattaforme di condivisione, che spesso sono estere, dovranno fare da sostituto d’imposta, trattenendo il 10% alla fonte per successivamente versarlo all’erario, invece di lasciare ai singoli la responsabilità di inserire nella propria dichiarazione i redditi percepiti. Per fare quest’operazione le piattaforme devono avere una sede (e relativa partita iva) in Italia. L’intento è quello di censire tutte queste piattaforme (in un apposito registro delle piattaforme di condivisione autorizzate) e verificarne così il giro d’affari generato in Italia per applicarvi così l’imposizione fiscale italiana.

Chi effettuerà i controlli?

Secondo la proposta di legge il ruolo di vigilante spetterà all’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato). Le piattaforme dovranno ottenere l’autorizzazione proprio dall’Agcm che controllerà i singoli casi per valutarne eventuali incongruenze o violazioni a sfavore dell’economia tradizionale. La stessa Agcm potrà introdurre una copertura assicurativa obbligatoria a carico di chiunque voglia condividere il bene.

Conclusioni

Una legge sicuramente necessaria che andrebbe a colmare un vuoto normativo che ha penalizzato in questi ultimi anni l’economia tradizionale. L’imposizione agevolata al 10% mi sembra un giusto compromesso a tutela di tutte le parti e penso che molti proprietari di case che intendono condividere l’abitazione vorranno regolarizzarsi con una tassazione così bassa. Abbiamo già visto come gli affitti brevi sono una buona opportunità per i proprietari di case, se anche tu hai una seconda casa ed intendi condividerla su queste piattaforme o cerchi un agenzia che possa gestirti la tua “casa vacanza” contattaci per una consulenza gratuita e senza impegno.

Buon Vento
Alessandro

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